Google Keyword Planner: cambiano i volumi di ricerca?

Google Keyword Planner: cambiano i volumi di ricerca?

Nessun problema tecnico. Se utilizzando lo Strumento di pianificazione delle parole chiave avete visualizzato modifiche sostanziali ai volumi di ricerca è tutta opera di Big G.
Sulla Community ufficiale assicurano che la maggior parte degli inserzionisti continuerà ad adoperare il tool gratuitamente e senza particolari problemi, ma c’è una piccola precisazione da non sottovalutare.
Sembrerebbe che gli inserzionisti, la cui spesa mensile è piuttosto bassa, avranno una visione parziale dei dati, più ampia e meno accurata, in cui i volumi di ricerca mensili verranno aggregati con quelli delle parole chiave simili restituendo un risultato di questo tipo:

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  • 10K-100K
  • 100K-1M
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Fonte: s3.amazonaws.com/images.seroundtable.com

Abbiamo iniziato a fare i primi test di utilizzo ed abbiamo riscontrato dati sballati rispetto a quanto restituito in passato. Alcuni account presentano i vecchi dati del Planner, mentre altri presentano i nuovi volumi di ricerca, ma il criterio alla base di tutto resta ancora alquanto oscuro. Inoltre, alcuni inserzionisti, raggiunto un limite di ricerche e di interrogazione tramite API,
Che Google voglia confonderci? Per alcuni sta solo cercando di rendere il lavoro di web agency ed esperti SEO molto più complicato, ma in ogni caso è necessario iniziare a studiare delle alternative valide per poter avere dati quanto più precisi è possibile.

Perché le funzionalità del Keyword Planner sono così importanti?

Lo Strumento di Pianificazione delle Parole Chiave nasce per fornire agli inserzionisti della Rete di Ricerca suggerimenti, idee e stime di traffico delle keywords più ricercate per poter realizzare campagne pubblicitarie di successo. Restituendo dati di una certa importanza, il Keyword Planner è stato fondamentale per anni al fine di conoscere il numero di ricerche eseguite dagli utenti per una determinata parola chiave, nonché il livello di competitività di una keyword con informazioni utili su numero di clic e impressioni generate per determinate offerte e budget.
La visualizzazione dei dati e delle tendenze del volume di ricerca ha rappresentato un dato chiave per tutti gli operatori di Digital Marketing che avevano bisogno di creare campagne di advertising, ma anche scoprire il rendimento di un elenco di keywords ed avere stime più precise del traffico di ricerca.

I problemi da affrontare

La politica pay-for-use ha di certo preso piede. Se vogliamo ricercare un motivo a tutte queste novità in casa Big G (compreso il recente restyling di Google Merchant) sicuramente dobbiamo trovare la risposta nel fattore economico . In fondo, si sa, è il denaro che muove il mondo.
Sempre dalla Community, con CassieH nella veste di Rappresentante,  arriva un altro suggerimento: il cambiamento è dovuto in gran parte alla volontà di vietare l’abuso del numero di interrogazioni tramite API raggiungendo un limite al numero di ricerche effettuate. Insomma, i bot sarebbero i principali artefici di queste novità.
I problemi da affrontare per chi ha sempre fatto uso del Keyword Planner sono diversi:

  1. Se all’interno di una stessa agenzia non tutti gli operatori che utilizzano lo Strumento di pianificazione delle parole chiave sono in possesso dei dati di accesso ad account che spendono somme di denaro in Google Adwords, saranno costretti ad adoperare tutti l’account “alto spendente”;
  2. Se ci troviamo di fronte ad un cliente che per la prima volta si trova a lanciare un progetto di digital marketing e che ha un account il cui budget non è ancora stato stanziato, non potrà effettuare ex ante la necessaria analisi delle parole chiave da utilizzare per le proprie inserzioni. Almeno sul proprio account;
  3. Una mossa del genere potrebbe rappresentare un cambiamento di rotta forte per Big G che, in futuro, potrebbe aver intenzione di favorire i clienti alto spendenti rispetto alle piccole e medie imprese.

I provvedimenti da prendere

Dal 2005 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti per Google. Il Colosso di Mountain View detiene un potere immenso, lo stesso in grado di determinare che uno strumento da sempre adoperato in maniera gratuita modifichi l’accesso alle sue funzionalità di base.
I provvedimenti da prendere per chi, purtroppo, non ha la possibilità di utilizzare un account associato ad un conto ed una campagna di advertising attiva, sono diversi. Con i cambiamenti in atto è bene essere preparati e valutare le alternative al Keyword Planner per la ricerca dei suggerimenti per le parole chiave e le previsioni dei volumi di ricerca.
Una di queste è SEMRush, che fornisce dati sul traffico di ricerca da 26 Paesi diversi restituendo agli utenti della piattaforma suggerimenti di parole chiave, volumi di ricerca, cpc stimato e tanto altro acora. Inoltre, nemmeno il Keyword Explorer di Moz è da sottovalutare, capace di restituire anche stime sulle parole chiave più rilevanti per i SEO.
La soluzione migliore è continuare ad utilizzare Google Keyword Planner, ma per avere una visione più ampia ed una stima reale dei dati, potrebbe essere funzionale integrare i risultati provenienti da più strumenti.
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Curiosa per natura, vorace consumatrice di serie tv e formata nel carattere dai libri di Oriana Fallaci, amo convertire tasti in parole. Creo e gestisco strategie di comunicazione online per le aziende, con un particolare focus per i social media ed i contenuti. Ad oggi lavoro come Head of Content per @InsemSpa coordinando il team operativo dell’Area Tecnica. Sono Digital Manager di IEM srl, Startup innovativa che si occupa di Data Analysis e Business Intelligence. Instagram è il mio grande amore, e lì sono @socialvarli.